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Jon Kabat Zinn

Una delle cose che adoro dei cani e degli altri animali in generale, è che ci insegnano molto su noi stessi.

Se oggi sono un Facilitatore della Relazione con il Cane è solo merito dei miei cani e dei cani che mi hanno guidato fino ad ora. In effetti sembra una cosa ovvia ma lo è solo per chi ancora crede che una simile figura svolga la funzione di “lavorare con i cani”.
Il Facilitatore delle Relazioni inter-specifiche non lavora né con i cani, né per i cani. Lavora insieme ai cani, per le persone.
E’ un ponte di connessione con l’alterità, con altre menti, altre realtà, altri individui.
E’ un portale.
E’ a tutti gli effetti uno “strumento” che si mette a disposizione degli umani per imparare a comunicare con una specie diversa da loro.
Avete mai riflettuto su cosa significhi, nell’immaginario comune (eccezioni escluse), educare il cane? Significa rivolgersi a qualcuno per risolvere un problema. Significa voler “adattare” il cane alla società umana. Significa adeguarlo alle nostre necessità, alle nostre abitudini di vita e alle nostre abitudini mentali.
In questa idea di educazione non c’è reale scambio, né equità.
In questo modo di intendere la relazione con il cane c’è chiusura e antropocentrismo.

Dal mio punto di vista, al contrario, il Facilitatore non è colui che “tira fuori il potenziale inespresso del cane” poiché il cane, in quanto individuo, È GIÀ tutto il suo potenziale; piuttosto, è colui che aiuta le persone ad aprire la mente e ad uscire da quell’immaginario comune per imparare a vedere il cane per ciò che realmente è: un individuo appartenente ad una specie diversa dalla nostra, con una propria personalità, una propria storia, una propria comunicazione, che esprime emozioni, intenzioni, desideri, sentimenti, preferenze, bisogni, piaceri. Solo in questo modo è possibile comprenderlo e comunicare con lui, e attraverso la comunicazione risolvere ogni criticità nel quotidiano.

Questa visione della relazione con il cane sta prendendo sempre più piede tra i professionisti che si occupano di Zooantropologia e grazie all’Etologia Cognitiva.
Rappresenta tutti coloro che vogliono abbandonare la scia del Comportamentismo che ha insistito fino ad oggi per più di un secolo e ritrovare quella naturalezza nel rapporto con gli animali che si è persa tra l’infinita teoria.
Solo un atteggiamento possibilista di apertura, creativo, libero e la volontà di rischiare, mettersi in gioco e lasciar andare tutte le convinzioni, permettono la relazione con il cane e con le altre specie.
Una delle responsabilità e, allo stesso tempo, difficoltà del Facilitatore, è proprio quella di mantenere costante questo atteggiamento ed aiutare le persone a fare altrettanto, così che tutte le energie vengano incanalate al meglio per ottenere i massimi benefici durante il percorso di conoscenza che le persone intraprendono insieme al proprio cane.

7 sono i pilastri fondamentali che guidano il corretto atteggiamento nella relazione con le altre specie:

 

1. NON GIUDIZIO

Ogni esperienza che facciamo, ogni  cosa che viviamo, ogni individuo che conosciamo, odore che avvertiamo, un suono o la vista di qualcosa, è sempre accompagnato da un giudizio e la qualità del giudizio determina il valore ed il significato che attribuiamo a quell’esperienza.
La nostra mente è portata a categorizzare ogni cosa ma spesso il giudizio è fonte di incomprensione.
Facciamo un esempio concreto: nel seguente video un bimbo di pochi mesi e un cane stanno comunicando.

Come stiamo giudicando ciò che vediamo? Probabilmente ci verrà spontaneo pensare che il comportamento del cane sia una forma di affetto nei confronti del bambino. A causa di questo giudizio, da questo momento in poi, categorizzeremo la scena come tenera, divertente.
Questa è una delle più grosse incomprensioni, nonché uno dei pericoli, a cui vanno incontro le famiglie con bambini.
Jennifer Shryock è fondatrice del Family Paws Parent Education ed ha un’enorme esperienza nell’educazione dei bambini e delle famiglie nel rapporto con i cani. La sua esperienza l’ha condotta a pensare che, in alcuni casi, il comportamento di leccamento del cane serva ad allontanare in maniera gentile l’individuo con cui è in interazione, creando maggiore distanza sociale e allentando la tensione.
E’ esattamente ciò che sta facendo il cane in questo video e che la mamma del bimbo dovrebbe sapere per proteggere l’incolumità di suo figlio e anche quella del cane.

Il non giudizio, quindi, è fondamentale per imparare ad osservare i cani e conoscerli a fondo. Per imparare a comprendere il loro linguaggio e diventare ottimi interlocutori.
Il primo passo è riconoscere quando la nostra mente sta categorizzando un’esperienza come “buona” o “cattiva” o la sta categorizzando sulla base delle conoscenze pregresse.
Essere consapevoli di questo ci permetterà di lasciare che il giudizio non influenzi le nostre esperienze.

2. PAZIENZA

“Roma non fu costruita in un giorno.”

 

Le cose maturano quando è tempo.
Quando ci relazioniamo al cane (o a qualsiasi altro animale, uomo incluso), dobbiamo sempre considerare non solo la specie di appartenenza ma l’individuo che abbiamo di fronte. In quanto individuo avrà una personale vita interiore, reagirà agli eventi, li esperirà e li interiorizzerà in modo unico e personale.
Spesso, le persone che intraprendono un percorso di crescita con il proprio cane, diventano impazienti di vedere risultati, scaricando la completa responsabilità al professionista e non considerando l’individuo cane con cui condividono la propria quotidianità.
L”unico modo per risollevare il rapporto con il cane è entrare in relazione con lui e le relazioni sono fatte di esperienze, di momenti, di attese, di eventi, di energie, di continuità, di apertura, di silenzi, di cambiamenti, di crescita e, soprattutto, di tempo.
Coltiviamo la pazienza di saper aspettare, di sapere e voler comprendere l’altro, di incontrarlo ovunque esso sia. Scopriremo che nel Qui e Ora il problema si è già dissolto.

3. “MENTE DEL PRINCIPIANTE”

Nello Zen la “mente del principiante” è una mente aperta, esploratrice, disponibile e possibilista che sa accogliere ogni esperienza come se fosse la prima volta.
Solo in questo modo possiamo assaporare le nuove sfaccettature che gli eventi assumono ai nostri occhi ed osservare le cose da punti di vista diversi.
A volte, i problemi nei rapporti sociali hanno origine proprio dall’eccesso di schematizzazione e categorizzazione delle esperienze. Spezzando lo schema e riconoscendo il giudizio, il problema cessa di esistere e la relazione si illumina di nuova luce.
Se è una vita che condividiamo i nostri giorni con un cane, se fin da piccoli siamo sempre stati accompagnati da una coda scodinzolante, questo non è importante. La consueta frase “ma io ho cani da 40 anni!” non ha alcun valore.
Ogni individuo è a sé e il nostro modo di relazionarci al cane deve adeguarsi necessariamente a questa verità.
Dobbiamo imparare a coltivare l’umiltà di un allievo.

4. FIDUCIA

Nelle relazioni significative la base di partenza è sempre la fiducia. 
Avere fiducia prima di tutto in noi stessi, nelle nostre sensazioni, nei nostri sentimenti e nelle nostre capacità, ci aiuta non solo a superare ogni difficoltà ma ci consente di trovare le energie necessarie per essere di aiuto a qualcun’altro.
Nella relazione con un animale altro, la fiducia che riponiamo nelle sue potenzialità e nella crescita del nostro rapporto, fa la differenza. Dare fiducia a qualcuno lo rende libero e automaticamente rende liberi noi stessi. Questa libertà è dovuta all’opportunità di lasciare che l’altro sia se stesso, nel pieno rispetto della propria identità.

5. NON CERCARE RISULTATI

Sembra un controsenso. Ci abituano a pensare per obiettivi.
Può senza dubbio essere una strategia altamente motivante per arrivare alla meta e non sto dicendo che sia sbagliato ma non sempre, purtroppo, ci permette di goderci il viaggio.
Una volta lessi una poesia meravigliosa che inizia così:

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. “

 

Quando ci prefissiamo un obiettivo pensiamo a quello e basta e mettiamo in atto tutte le strategie possibili per raggiungerlo. Questo vale anche nel rapporto quotidiano con il cane o durante un percorso di conoscenza.
Generalmente, la tendenza, è mettere in pratica la politica del “fare”, riempiendo quasi ossessivamente ogni spazio libero. Esercizi, giochi, segnali, richiami, richieste…  Che stress!meditating-dogs
E se, invece, provassimo a viverci l’esperienza del momento? Se ci fermassimo un attimo lasciando che tutto scorra via, se respirassimo per un istante insieme al cane, l’energia riprenderebbe a fluire, libera. Lasceremmo spazio all’ “Essere”.

Quando ci concentriamo sul “fare”, blocchiamo l’energia che normalmente scorre tra gli individui che sono in relazione. Tutto diventa meccanico, razionale, stabilito e se un ingranaggio si rompe, si arresta il meccanismo.
Quando lasciamo la relazione libera di essere nel Qui e Ora, quando viviamo il momento, tutto diventa fluido e le emozioni iniziano a scorrere.

6. ACCETTAZIONE

Acquisire la capacità di riconoscere il giudizio e spezzare le abitudini mentali, di aprire la mente e cogliere la realtà al di là dei filtri che essa ci impone, ci permette di conoscere meglio noi stessi ed entrare nel modello di mondo degli altri, di comprenderli profondamente ed essere aperti e ricettivi, pronti ad apprendere e ad arricchirci della reciproca diversità.
Accettare le differenze, i limiti, i confini, l’identità degli altri, chiunque essi siano e a qualunque specie appartengano, significa riconoscere ed offrire il punto di partenza per il cambiamento e la crescita personale e relazionale. 

Uno degli psicologi più illustri del XX secolo, Carl Rogers, considerato il padre fondatore della Psicologia Umanistica e della Terapia Incentrata sulla Persona, affermava:

“L’accettazione e l’assenza di giudizio
di una relazione empatica
permettono agli individui di assumere
un atteggiamento di autovalorizzazione.”

 

La piena accettazione e l’ascolto attivo sono caratteristiche peculiari dell’empatia. Sentiamo ciò che sente l’altro, proviamo ciò che prova, sperimentiamo ciò che sperimenta ma in modo consapevole, senza farci trasportare dai nostri pensieri, né risucchiare dalle nostre emozioni.
Solo in questo modo riusciamo a comprendere nel profondo gli altri individui e a farli sentire compresi, primo passo per la trasformazione e l’evoluzione della personalità.

“Un alto grado di empatia in una relazione
è probabilmente il fattore più potente
nell’apportare trasformazioni e apprendimento.”
                                                           Carl Rogers

 

7. LASCIAR ANDARE

Quando ci concentriamo troppo sul “fare”, difficilmente rinunciamo a perseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati.
Nella relazione con un cane questo atteggiamento di chiusura interrompe la comunicazione, interrompe il flusso delle emozioni e, la conseguenza, è che le criticità che vorremmo risolvere si acuiscono, generando stress e incomprensioni.
La Relazione perde di naturalezza e cessa di esistere.
Se, invece, imparassimo a vedere il cane, ad osservarlo senza giudicare, comprenderemmo realmente le intenzioni da cui è mosso e la sua personalità. 

Lasciando andare convinzioni, frustrazioni, emozioni, tornando al presente, tranquillizzando la mente, riusciremmo ad osservare da un nuovo punto di vista, trovando il corretto canale di comunicazione con il cane ed entrando finalmente in relazione con lui.
Anche quando avvertiamo delle difficoltà che intaccano la nostra autoefficacia, lasciar andare il giudizio, le convinzioni limitanti, le sensazioni spiacevoli, ci aiuta a riprendere contatto con la realtà e a guardare le cose da prospettive diverse. E’ una forma di accettazione che consente di liberarci dalle zavorre e andare avanti.

I 7 pilastri dell’atteggiamento ideale nella relazione con gli animali altri, sono interdipendenti ed interconnessi. Non può esistere l’uno senza l’altro. Non possiamo accettarne uno senza accettare tutti gli altri.
Gli stessi 7 pilastri sono stati teorizzati da Jon Kabat-Zinn a proposito dell’atteggiamento meditativo.

È sorprendente quanto la pratica di consapevolezza trovi corrispondenza nella vita quotidiana e nel mio caso, nel lavoro del Facilitatore.
È sicuramente dovuto al fatto che, quando si parla di mente e relazioni, non esistono confini tra noi e gli altri animali.
Nella relazione con il cane e con gli altri animali, riusciamo a ritrovare la nostra vera natura più di quanto siamo disposti a credere e più di quanto potremmo fare diversamente.
È tempo di abbandonare l’antropocentrismo, per lasciare spazio ad una visione più aperta del nostro posto nel mondo, di cui siamo figli e non padroni.

La Mindfulness nella relazione con il cane

Con il termine Dogfulness intendo descrivere la pratica della Mindfulness applicata alla  relazione con il cane. I benefici che si possono trarre dopo alcune sessioni di meditazione con il cane sono tangibili, tanto che cane e compagno umano sperimentano una vera e propria interconnessione.

Mindfulness, letteralmente pienezza della mente, deriva dalla parola sati in lingua Pali che significa “attenzione consapevole”, “presenza mentale”: è una pratica di meditazione derivante dal Buddhismo, definita da Jon Kabat-Zinn come “la consapevolezza che emerge se prestiamo attenzione in modo intenzionale, non giudicante e nel momento presente, al dispiegarsi dell’ esperienza, momento per momento.”

Appoggiando l’attenzione sul respiro (che ha una qualità calmante) senza controllarlo, durante la pratica si allena la capacità di tornare al momento presente, di essere nel qui e ora. I pensieri vengono osservati e accolti con atteggiamento non giudicante e quindi non limitante, e lasciati andare.

La pratica di consapevolezza non ha confini: prestare attenzione al respiro non significa concentrarsi sul respiro. La concentrazione indirizza l’attenzione verso un oggetto ed esclude il resto. In questo caso, attraverso il respiro che ci riporta continuamente al qui ed ora, apriamo la mente a 360° senza trattenere, né escludere nulla e la modelliamo. La mente è un processo, un flusso di energia che ha luogo nel corpo e nelle relazioni e che determina una sintonizzazione con il mondo interno di un’altra persona.

Daniel Siegel ha studiato come la sintonizzazione sia tipica dell’attaccamento sicuro tra genitori e figli: quando il genitore comprende profondamente le emozioni, le sensazioni, i bisogni e quindi il mondo interno del figlio, questo si sente compreso e sicuro nel momento presente. Avvertendo di essere in relazione, i due agenti entrano in sintonia, legati da un particolare rapporto empatico che il figlio sarà poi in grado di sperimentare anche all’esterno, con altre persone.

Diventando una Base Sicura per il cane, stabiliamo esattamente lo stesso legame empatico e creiamo un ponte di connessione tra la nostra mente e quella del nostro compagno a 4 zampe.

Alcune ricerche hanno scoperto che nell’attaccamento sicuro sono coinvolti i processi neurali responsabili del funzionamento della corteccia prefrontale, gli stessi che si attivano durante la pratica della consapevolezza e che intervengono nella comprensione delle menti altrui, delle emozioni, delle intenzioni, dei sentimenti. La Mindfulness ha molti effetti benefici: oltre a favorire empatia, compassione, conoscenza di sé, interdipendenza, migliora il benessere psicofisico riducendo i pensieri negativi e limitanti, rafforzando le risposte immunitarie, accelerando la guarigione e la reattività allo stress, calmandoci.

Lo stato di calma e di benessere, manifestato immediatamente già durante la meditazione, viene percepito dal cane sia grazie all’interconnessione che realizziamo con lui, sia per osmosi emozionale, tanto che anche il cane si tranquillizzerà e probabilmente si siederà o sdraierà accanto a noi.

La connessione che stabiliamo con lui è di grande aiuto nel percorso di educazione (nonché anche una conseguenza!) perché allenta lo stress, diminuisce l’ansia, permette al cane di predisporsi ad una maggiore attenzione e concentrazione verso le nostre azioni. La sua naturale curiosità nei confronti dell’uomo, è data da alcune sue caratteristiche che sorprendentemente si ritrovano nell’atteggiamento mindful: il cane è sempre attento alle novità e ai particolari, sa contestualizzare gli eventi, è orientato al presente, nonostante talvolta si crei delle aspettative e si proietti al futuro.

Per tutte queste ragioni e per molte altre, il cane si rivela essere il partner ideale per la pratica di consapevolezza.

 Meditare con il cane:

Disponiamo una copertina accanto a noi su cui può sedersi o sdraiarsi, proviamo a sincronizzare il nostro respiro con il suo facendo attenzione a non controllarlo; possiamo accarezzare il suo pelo focalizzando l’attenzione sulle sensazioni tattili, sulle curve che crea, sul calore del suo corpo.

Per ancorare questo stato mentale, possiamo creare un rituale scegliendo un posto ideale della casa in cui meditare insieme e un momento preciso della giornata. E’ bene dare sempre un inizio ed una fine alla sessione di meditazione, magari con il suono di una campana (utile anche a noi) o un segnale vocale che il nostro amico a 4 zampe possa associare a questa speciale circostanza. La durata delle sessioni deve essere aumentata progressivamente, calibrando le risposte comportamentali del cane e facendo in modo che ogni meditazione possa essere vissuta e ricordata nel miglior modo possibile.

 Il cane ci offre l’opportunità di sentirci pienamente parte del Tutto, dove non esistono limiti, né confini, né pregiudizi e dove amore e compassione si trasferiscono da mente a mente, da cuore a cuore.

Tutto è Uno.

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