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tapetum lucidum

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L’olfatto del cane, si sa, è il suo senso più sviluppato: ciò che la nostra mente traduce in immagini visive, la mente del cane lo traduce in “immagini” olfattive. Ma anche nel cane la vista gioca un ruolo molto importante perché anch’essa rappresenta uno degli adattamenti che ha permesso l’evoluzione di questo nobile animale.

Il cane si orienta nell’ambiente circostante in primo luogo attraverso occhi e orecchie, e se il naso gli serve per delineare i particolari e per ottenere tutte le informazioni “invisibili” modificando ed arricchendo di volta in volta la mappa topografica che la sua mente ricrea del mondo, gli occhi sono funzionali alla sopravvivenza ed aggiungono dettagli importanti alle informazioni decodificate dal cervello.

Gli occhi del cane sono simili ai nostri solo in apparenza. Vedono le cose in modo diverso da noi. Prima di tutto, sono posizionati più lateralmente e quindi offrono una visione panoramica di 250° circa (rispetto ai 180° dell’uomo). Nonostante ciò, hanno una visione binoculare che consente loro di percepire la distanza degli oggetti.

Il funzionamento di iride, pupilla e sclera è lo stesso: la pupilla in particolare, non è deputata soltanto a regolare la quantità di luce che entra ma è influenzata dagli stati emotivi. Dilatazioni e contrazioni indicano l’intensità delle emozioni che il cane sta provando e dimostrano una forte propensione alla socialità: la pupilla rappresenta un canale di comunicazione con gli altri, così come la direzione dello sguardo che denota a chi/cosa è rivolta l’attenzione (definita in psicologia come uno stato d’animo che esprime interesse ed impegno) e le intenzioni (ad esempio indicare un oggetto, provocare, pacificare se distolto).

Quando la luce penetra nell’occhio del cane colpisce la retina, caratterizzata da due tipi di cellule fotorecettrici (coni e bastoncelli) e dalla retina arriva ad un particolare tessuto, detto tapetum lucidum, che riflette di rimando la luce raddoppiandone l’intensità e permettendo al cane di vedere bene in condizioni di scarsa luminosità.

1-Immagine 121Anche la retina dell’occhio umano presenta coni e bastoncelli, ma nel cane, i coni, concentrati al centro della retina e deputati alla visione dei colori e dei dettagli in ambienti sufficientemente illuminati, sono solo di due tipi: quelli che percepiscono le lunghezze d’onda del blu e quelli sensibili al giallo. Agli occhi del cane, quindi, il mondo appare nei toni del blu, del verde e del giallo.

I bastoncelli, invece, distribuiti nella periferia e responsabili della visione in condizioni di luminosità scarsa e della percezione dei movimenti, sono molto abbondanti nella retina del cane.

Queste caratteristiche sono responsabili di comportamenti diversi: il cane non riesce a mettere bene a fuoco gli oggetti vicini e per di più immobili, mentre riesce a focalizzare con precisione quelli in movimento, perfino in ambienti poco illuminati, e le differenze di intensità luminosa.

Ecco perchè sono molto attratti da tutto ciò che si muove velocemente, come una pallina da tennis, mentre possono non notare un oggetto statico e per di più di un colore che non risalta sullo sfondo (come il rosso che appare di un giallo cupo).

Le cellule fotorecettrici hanno il compito di trasformare le onde luminose in impulsi elettrici che poi verranno inviati al cervello attraverso il nervo ottico. Ogni cellula può elaborare la luce un po’ alla volta e la frequenza a cui svolgono questa funzione, viene detta frequenza di fusione di sfarfallamento: l’occhio umano lavora ad una frequenza di circa 60 fotogrammi al secondo, quello del cane a 70-80 fotogrammi al secondo.

Questo spiega il motivo per cui il nostro amico peloso non è interessato alle trasmissioni televisive: i fotogrammi vengono emessi ad una velocità tale per cui all’uomo possa apparire una serie fluida di immagini. Il cane, invece, riesce a vedere lo spazio nero tra un fotogramma e l’altro.

Per i cani la vista rappresenta sicuramente un senso importante ma rispetto a noi ha una funzione più integrativa: nonostante i suoi sensi appaiano gerarchizzati, li utilizza spesso come un sistema e l’uno non esclude necessariamente l’altro. Per questo motivo il cane riesce a cogliere dettagli che a noi possono sfuggire: il nostro cervello è in grado di completare automaticamente le informazioni visive quando non osserviamo con attenzione. Anche il cervello del cane può farlo, ma a differenza dell’uomo è un osservatore (visivo, olfattivo, auditivo) quasi maniacale e presta molta attenzione ai particolari, soprattutto alle novità.

Questa capacità di osservazione e la sua innata curiosità nei nostri confronti, trasformano il cane nello specchio della nostra anima.

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