Abituazione VS autonomia

Questa è una delle rare volte in cui sono stata costretta a portare Olivia con me a cena, in un luogo non proprio adatto ad un cane (ma neanche agli umani).
Sono contraria all’ingresso dei cani in luoghi pubblici ad alta frequentazione, come centri commerciali, supermercati, negozi, locali, ristoranti, ecc. perché oltre a considerarlo offensivo nei riguardi della loro integrità psico-fisica (e intellettiva), rappresenta una scusa per non cercare alternative possibili, mentre soddisfa pienamente bisogni umani. In questo caso erano i miei bisogni.
Comunque, in quasi 11 anni di vita, Olivia mi ha accompagnato una decina di volte al massimo, troppo poche per poter dire di essere abituata. E infatti Olivia non è abituata, Olivia è in grado di far fronte alle criticità che la vita quotidiana con un umana le riserva. La differenza è molto semplice: l’abitudine porta ad abituazione, ovvero all’inibizione sensoriale ed emozionale nei confronti di stimoli ripetuti. Al contrario, un cane che fa fronte alle criticità mettendo in gioco le sue risorse, è un cane che sicuramente ha avuto modo di sperimentare e sviluppare autonomia, oltre che mettere in campo il frutto dei suoi apprendimenti e delle sue esperienze pregresse.
Questo presuppone la capacità, da parte dell’umano, di considerare il cane un individuo alla pari, adulto e non eterno bambino, soggetto e non oggetto, e di comportarsi di conseguenza.
Conta anche il gioco di squadra: Olivia sa perfettamente cosa fare per mettersi a suo agio, io so perfettamente di cosa necessita affinché possa mettersi a suo agio.
Nonostante detesti mettere Olivia in situazioni che lei sicuramente non si sarebbe andata a cercare – e per questo ho sempre cercato di farlo il meno possibile – sono anche consapevole delle sue capacità e della sua solidità, pertanto, il solo fatto di poter esprimere queste sue facoltà consente di svilupparle ulteriormente ed esplorare nuovi lati di sé.
Ciò che è fondamentale, però, è che le cose vengano fatte con intelligenza: soltanto tenendo in grande considerazione l’alterità, la diversità e la soggettività di ogni individuo cane, è possibile garantire esperienze di crescita.

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