Adotta consapevolmente

Forse dovremmo smettere di pensare all’adozione come ad un atto di amore. Si, perché in quel modo è più facile cadere nel pietismo: il cane è un essere indifeso da salvare e noi, eroicamente, siamo i suoi salvatori.
Il cane è un individuo e in quanto individuo ha il pieno diritto di essere considerato tale, libero di esprimere sé stesso, di stare al mondo, di creare legami, di fare esperienze, di scegliere. Ciò che possiamo fare per quell’individuo è accoglierlo, rispettarlo e garantirgli un’esistenza dignitosa e serena, al massimo delle nostre possibilità.
Quando si cade nel pietismo, il cane diventa una sorta di oggetto transizionale che offre la possibilità di proiettare su di esso bisogni, aspettative, ricerca di sicurezza, desiderio di affermazione. Sentimenti spesso irrazionali ma che hanno tutte le potenzialità per provocare al cane infelicità e sofferenza, distruggendo la relazione.
Adozione significa responsabilità e deve prevedere consapevolezza, riflessione, conoscenza, cura, curiosità, apertura, sensibilità. Senza questo atteggiamento – e senza un adeguato iter – un’adozione non dovrebbe essere consentita, esattamente come accade per le adozioni dei bambini.

Adozione è cultura

L’adozione non è il semplice atto di portare in casa un cane. È un processo che inizia dentro di noi, inizia dallo sviluppo di una cultura del cane, dalla maturazione della capacità di accoglierlo in famiglia, proseguendo con lo sviluppo di un rapporto paritetico e rispettoso e con la disponibilità al cambiamento e alla condivisione per tutto il tempo che il nostro cane sarà con noi. Accogliere significa aprirsi all’altro, lasciar entrare, essere ben disposti alla condivisione e alla partecipazione.
Per poter coinvolgere qualcuno nella propria vita è importante essere aperti all’incontro e aver già formato, dentro di noi, tutte quelle consapevolezze che ci consentiranno di affrontare serenamente e con saggezza il percorso insieme.
Quando scegliamo di adottare un cane, quindi, dovremmo già aver riflettuto sul fatto che, chi stiamo accogliendo, è un individuo con la propria personalità e soggettività ed è un individuo appartenente ad una specie diversa da noi.
Chiunque adotti un cane o si occupi di adozioni (volontari, allevatori, privati, ecc.) ha il dovere di informarsi e conoscere: dalle motivazioni di razza al linguaggio, dall’etologia ai bisogni, dalla qualità di vita alle sfere cognitiva e sociale, dalle fasi di crescita all’alimentazione, dai vari contesti di apprendimento alla convivenza con l’uomo e con altre specie. Così facendo, favorisce un atteggiamento responsabile che andrà ad agevolare sia l’adozione, sia la conseguente coesione del nuovo gruppo familiare.
Conoscenza e responsabilità sono ingredienti essenziali di una cultura orientata al cane, incentrata sull’incontro della sua diversità, della sua identità, della sua soggettività.
È necessario decentrarsi per poter davvero agire nell’interesse del cane: osservarlo dal suo punto di vista, lasciando da parte le nostre convinzioni e le nostre aspettative. La sua diversità non risiede soltanto nella specie, che è già molto diversa dall’uomo. Risiede nell’individualità, nel modo in cui quel cane risponde ai vari contesti, comunica con il mondo, si relaziona agli altri, manifesta i suoi stati interiori, affronta le imprevedibilità, opera scelte. È valutando questi aspetti che possiamo crearci una nuova rappresentazione di quel cane, più appropriata e veritiera. L’adozione, allora, diventa una scelta responsabile, consentendo di costruire una relazione fondata su intesa, fiducia e reciprocità.

L’adozione come reale opportunità

Considerare l’individualità del cane permette di comprendere quando l’adozione è effettivamente una possibilità realistica di felicità e benessere, e quando non lo è. Non è detto che la nostra quotidianità o le nostre necessità si sposino realmente con quelle del cane che vorremmo includere nel nostro gruppo familiare: motivazioni di razza, inclinazioni caratteriali, storia pregressa, esperienze vissute e non vissute, diversità di specie, personalità, influenzano emozioni e comportamento e non possiamo pretendere, né aspettarci, che quel cane si adatti alle nostre esigenze, mettendo da parte le proprie, reprimendo la sua natura. Nonostante sia vero che condivisione e conoscenza riducano, nel tempo, le distanze tra due realtà, una relazione può realizzarsi soltanto se c’è incontro.
In sintesi, adottare un cane senza un’adeguata e approfondita conoscenza preliminare reciproca, può rivelarsi catastrofico per tutte le parti in causa.
Ciò che dobbiamo evitare, quando scegliamo di adottare un cane, è agire per pietismo, per spinte motivazionali egocentriche o per narcisismo. Un’adozione sbagliata o incosciente costringerà il cane a scomparire dietro le nostre abitudini, dietro i nostri bisogni, dietro la soddisfazione personale o, addirittura, dietro il bisogno di affermazione sociale.
Una volta realizzato che ogni cane è proprietario della sua vita, agisce nel mondo, prova emozioni, costruisce relazioni sociali e familiari essenziali per la sua sopravvivenza, ha una propria cultura canina, ha delle necessità che spesso non coincidono con le nostre, allora, siamo in grado di garantire, con l’adozione, benessere e qualità della vita.

Falsa cultura

I cani si sono evoluti ai margini dei contesti antropici come commensali, per poi instaurare con l’uomo una co-esistenza, ovvero, la libertà di esistere in quanto soggettività e comunità con culture e natura diverse, capaci di contaminarsi ed evolvere insieme nella condivisione e per la sopravvivenza. Purtroppo l’uomo ha modificato i propri valori e questa co-esistenza si è rotta. Il cane è stato trasformato in un oggetto, in uno strumento, in un “pet”, è stato sottoposto ad esperimenti e manipolazioni genetiche, è stato violato, abusato, snaturato, perdendo dignità e identità.
Nel mondo delle adozioni, oggi, si affacciano personalità molto diverse tra loro, identificabili in un vasto range di comportamenti, dal più rispettoso al più estremista, dal più consapevole, al più egocentrico. Canari, fanatici delle razze, “salvatori”, narcisisti, pet lovers, sportivi, “esperti” e professionisti. La difficoltà di distaccarsi da una visione tradizionalista, la tendenza a reificare l’animale, le troppe correnti di pensiero, la mancanza di un riconoscimento della professione se non da parte di enti sportivi, gettano la cultura del cane in un baratro fatto di confusione e inconsapevolezza.
Le pressioni della società, inoltre, non solo costringono a comportamenti e rappresentazioni stereotipati (dei cani ma anche dei bambini, ad esempio) ma cancellano, poco a poco, la naturalezza con cui fioriscono le relazioni, per trasformarle in rapporti idealizzati fatti di controllo, comandi, imposizioni, che spingono a rinnegare ogni forma di spontaneità e di soggettività.


“Rinunciare alla spontaneità e all’individualità, significa rinnegare la vita.”

ERICH FROMM

Il cane è ormai parte delle nostre vite. Ha cambiato la nostra società. Si è fatto strada nella nostra evoluzione di uomini, l’ha influenzata, ne ha deviato il percorso, si è intrufolato nella nostra mente, ha modificato i processi neuronali del nostro cervello che si è plasmato per accogliere la sua diversità.
E viceversa.
Curare e formare una cultura del cane è, quindi, responsabilità di ognuno di noi, non solo nei confronti dell’individuo che stiamo adottando ma nei confronti della nostra crescita evolutiva come persone e come società.


A seguire:
L’adozione dal punto di vista del cane

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