Ascolto e partecipazione

Una volta, qualche anno fa, se Olivia segnalava abbaiando che fuori casa c’era qualcosa che non le sconfinferava, io mi concentravo sull’abbaio e cercavo in tutti i modi di dissuaderla, portandola via, distraendola. Ci riuscivo anche dopo i numerosi tentativi di Olivia di convincermi ad aprire ma appena la porta di casa si apriva, persino ore dopo, lei correva fuori a controllare cosa stesse accadendo momenti prima. 
Oggi, se Olivia abbaia io so perfettamente che sta accadendo qualcosa fuori. Quell’abbaio è finalizzato a segnalare. Ignorarlo e dissuadere il cane significa che alla base c’è un’incomprensione da parte nostra. Non stiamo capendo affatto cosa il cane vuole dirci e quanto più urgente e importante reputa ciò che accade fuori, tanto più incisivo vorrà essere affinché noi afferriamo il messaggio. E se è un cane fortunato si ingegnerà per trovare un modo, altrimenti lascerà perdere quasi subito, arrendendosi al fatto che ciò che esprime o ciò che interessa a lui, per noi non è importante. L’errore più grave sta nel considerare quell’accondiscendenza come segno di buon autocontrollo, ubbidienza, competenza.
Oggi, se Olivia abbaia, ricambio lo sguardo, mi avvicino a lei con curiosità e apro la porta. Voglio vedere cosa accade là fuori di tanto interessante che l’ha fatta scomodare. Voglio che sappia che ciò che esprime riesco a capirlo e lo reputo importante. Voglio che sappia che lei conta, che il suo parere viene ascoltato, che c’è possibilità di scambio. Voglio che sia consapevole di ciò che le succede intorno, che sia parte attiva del contesto in cui vive, che possa apportare il suo contributo, che possa comprendere ciò che accade, farsi una sua idea e scegliere come meglio crede.

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