Il senso di un cane per la morte

Yuri se n’è andato il 21 Aprile di questo anno. 7 anni di gioie condivise, perfino nella malattia, forte come una roccia e profondamente attaccato alla vita.
Yuri è il figlio di Olivia. Hanno vissuto insieme, in una famiglia che li ha adorati e li adora. 

Per chi si chiede se il rapporto mamma/figlio, tra cani, persista negli anni, la mia personale risposta è SI. Con tutti i pro e i contro.
Questa è la mia testimonianza di un’esperienza reale, profonda, dolorosa, della morte di un cane, vissuta da sua madre.
Durante i lunghi mesi della malattia, Yuri è stato ricoverato in ospedale veterinario molte volte, per giorni. Entrava ed usciva. Noi andavamo a trovarlo ogni giorno e, per quanto fosse possibile, in una clinica e nelle sue condizioni così precarie, cercavamo di trascorrere quel poco tempo tra sorrisi e piccoli piaceri. Questo ha permesso a Yuri di acquisire sempre maggiori sicurezze e fiducia, imparando a sentirsi a suo agio anche in nostra assenza, aiutato da uno staff medico meraviglioso che gli ha voluto bene e lo ha salvato in diverse occasioni.
Olivia non veniva a trovarlo in clinica. Non ha mai amato andare dal veterinario e, in ogni caso, non si sarebbero potuti incontrare come avrebbero voluto, perché Yuri, per la maggior parte del tempo, era costretto in una gabbia di ossigeno. Ma questo non li ha mai ostacolati. Anche se erano distanti per giorni, era una distanza virtuale, visiva, perché Yuri tornava a casa con noi ogni volta. Nel loro universo soggettivo e percettivo, con un sistema sensoriale così diverso dal nostro, i cani vivono un’altra dimensione, o forse, numerose altre dimensioni della realtà, rispetto a noi. Non considerare questa loro grande diversità è un grosso errore che penalizza non soltanto la conoscenza del cane, in quanto individuo e in quanto specie, ma anche la relazione con lui.
Le emozioni hanno un odore specifico, caratteristico, e anche se proviamo a nasconderle, la chimica che sta alla base ne lascia tracce ben distinguibili, che restano. Con un sistema olfattivo così complesso e altrettanto affascinante, i cani le stanano subito.
Quando tornavamo a casa, Olivia ci accoglieva concitata, non vedeva l’ora di ispezionarci. I nostri vestiti, la nostra pelle, il nostro stato interiore, parlavano un linguaggio a lei molto chiaro, raccontando storie di Yuri, come stava, che progressi faceva, cosa provava, come aveva trascorso quel tempo con noi e senza di noi. Un intreccio fitto di informazioni, ricco di sfumature, che delineava un’esperienza ben precisa, fondamentale, affinché anche Olivia continuasse a sentirsi parte della nostra vita famigliare fuori casa e avesse notizie di suo figlio. E viceversa. Gli odori di Olivia arrivavano a Yuri ogni giorno e lo aiutavano a sentirsi meno solo.
Se non avessimo lasciato loro la possibilità e il tempo necessario per cogliere tutte le informazioni di cui necessitavano, ne avrebbero sofferto terribilmente. Questa consapevolezza mi ha colpito dritto in faccia come un pugno, il giorno stesso in cui Yuri è morto.
Il 21 Aprile è stato il giorno più triste della nostra vita. Siamo tornati a casa con il feretro di Yuri e ho visto Olivia cambiare progressivamente atteggiamento. In quel momento, i nostri indumenti, la nostra pelle, comunicavano qualcosa di diverso rispetto alle nostre emozioni. L’odore di Yuri, ancora vivo, era impresso su di noi ma il nostro stato interiore non portava le stesse notizie. Probabilmente era più allineato con un altro odore di Yuri che, ora, proveniva da una cassa.
Prima di far uscire Yuri dalla macchina, siamo andati in giardino e abbiamo preparato un’area per la sepoltura. Ritenevo importante che Olivia partecipasse a quel momento perché, dal mio punto di vista, significava mettere un punto e andare avanti ma non sapevo se stavo davvero tenendo conto della sua soggettività, non sapevo, in effetti, che decisione avrebbe preso un cane in un momento così particolare.
I dubbi si sono sciolti quando, di sua spontanea volontà, Olivia ci ha seguiti fuori e ha partecipato allo scavo. Osservava attenta tutto ciò che accadeva, annusava la pala, la terra che veniva mossa, la buca che diventava via via più profonda. Annusava tutto intorno, le piante, l’abete, la recinzione, le scalette. Poi tornava da noi e annusava le mani, le gambe e di nuovo la buca. Non si è mai allontanata.
Sono rimasta lì con lei, mentre mio padre era andato a prendere Yuri. Alla vista del feretro Olivia sembrava agitata, annusava velocemente, girava intorno alla cassa, fiutava ogni lato, ogni angolo, con insistenza. Le abbiamo lasciato tutto il tempo di cui necessitava. L’odore di Yuri, così intenso rispetto alle altre volte, così vicino, questa volta raccontava ad Olivia una storia molto diversa.
La cassa l’abbiamo volutamente lasciata chiusa. Io non avevo più il coraggio di guardare dentro ma sentivo, dentro di me, che per lei sarebbe stata la cosa più giusta.
Era giunto il momento di lasciarlo andare. Per sempre. Mai più scorribande. Mai più coccole. Mai più felicità di rincontrarci. Mai più nanne insieme. Mai più passeggiate per boschi. Mai più noi tre.
Mentre la cassa veniva riposta nella buca, Olivia ha annusato accuratamente tutto, di nuovo. La terra, la cassa, la buca e ancora la cassa. Le nostre mani, i nostri vestiti. Poi di nuovo la buca. Poi la pianta dove Yuri faceva sempre pipì. Tornava da noi e annusava la terra che piano piano ricopriva la cassa. Alla fine si è messa seduta accanto a me, a guardare in giù, per tutto il tempo.
Quando la buca è stata completamente ricoperta, siamo rimaste lì per qualche minuto. Lei ha annusato ancora una volta me e poi la terra e poi la pianta di Yuri, e poi la terra. Poi è andata via.
Era un comportamento chiaro, struggente, naturale, che mi parlava di un senso personale, soggettivo, di Olivia per la morte. Per la morte di suo figlio.
Nei giorni successivi Olivia era irrequieta, cercava sostegno e vicinanza e sono comparse minzioni emotive. La presenza-non presenza di Yuri la stava destabilizzando. In effetti, tutto in casa parlava ancora di lui.
In quel momento, ho iniziato a riflettere su come potessi aiutare Olivia a metabolizzare la morte di Yuri. Considerando tutte quelle informazioni olfattive e chimiche che legavano passato e presente, ricordi e presenza, assenza e contatto, ho capito che Olivia aveva semplicemente bisogno di stare lì, ad aspettare che le tracce odorose e chimiche di Yuri svanissero piano piano, rimescolandosi con la realtà. Aveva bisogno di vivere la gradualità con cui quel legame, così forte, si trasformava e non poteva più essere rinnovato dalle nostre visite in ospedale.
La tomba di Yuri ora è una micro-oasi di fiori colorati e piante perenni, posta accanto ad un abete, che lui visitava spesso. I grandi sassi bianchi sono stati posti a ricordare la sua forza e il suo coraggio nella sofferenza.
La sua presenza resta comunque più forte della sua morte. Quando io e Olivia, oggi, andiamo a salutarlo, siamo prepotentemente di nuovo noi tre.
È ed è stata un’esperienza forte che mi ha insegnato sui cani più di quanto potessi immaginare. La conoscenza del loro mondo interiore, di un aspetto così segreto, delle loro modalità di esprimerlo, di condividerlo con noi e con gli altri, di viverlo profondamente, lascia emergere nuove possibilità di relazione e di dialogo con la diversità canina, indicandoci una via per aiutarli ad affrontare le perdite. Mostra, allo stesso tempo, fragilità e forza dei rapporti sociali che si ritrovano in ogni specie, senza distinzioni.
Il rapporto con la morte è da sempre oggetto di studio in molte culture animali, perfino in antropologia risulta ancora un tema affascinante. Aver avuto l’onore di poter condividere con un cane la morte di un altro cane, suo affetto più vicino, poter osservare le sue reazioni, i suoi rituali, mi ha permesso di realizzare, ancora una volta, quanto poco sappiamo di loro, con quanta superficialità li osserviamo e li viviamo, con quanta convinzione pensiamo di conoscerli. Quanto complessa sia la personalità di ognuno di loro e quanto profondi e importanti i loro legami.
Dobbiamo coltivare una sensibilità più consapevole. 

A Yuri, con amore eterno.

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